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Biblioteca Universitaria di Padova

Tabella: Scheda di dettaglio diBiblioteca Universitaria di Padova
Descrizione Dettaglio
Logo Biblioteca Universitaria di Padova
Direttore Stefano Trovato
Sito web http://www.bibliotecauniversitariapadova.beniculturali.it/
Telefono (+39) 0498240211 , (+39) 0498240241 direz.
Fax (+39) 0498762711
eMail bu-pd@beniculturali.it
Indirizzo Via S. Biagio, 7
Cap 35121
Comune PADOVA
Città Padova
Provincia Padova
Regione Veneto
Orario

8.30-19.30: da lunedì a venerdì;   8.30-13.30: sabato

Gli orari dei singoli servizi sono disponibili al seguente link:
www.bibliotecauniversitariapadova.beniculturali.it/index.php?it/168/orari

Accesso

Età minima: 16 anni per le opere a stampa, 18 anni per i manoscritti e le opere rare - Occorre esibire un documento di identità, compilare la carta d'entrata, depositare borse e libri propri.
Per tutte le informazioni:
www.bibliotecauniversitariapadova.beniculturali.it/index.php?it/178/consultazione

Servizi

Lettura in sede materiale moderno
Lettura materiale antico in sala riservata
Prestito diretto
Prestito interbibliotecario, Document delivery
Informazioni bibliografiche
Riproduzioni
Accesso disabili (parcheggio, ascensore, servizi igienici).

Storia

E’ la più antica tra le biblioteche universitarie italiane essendo nata col nome di “publica Libraria” nel 1629, a “commodo" e "decoro” e "ornamento maggiore" dello Studio patavino, come sancì il decreto del Senato della Repubblica veneta  del 5 luglio 1629. La prima sede fu nel convento dei Gesuiti presso  Pontecorvo (l’attuale ospedale civile), il primo bibliotecario fu l’umanista Felice Osio, ideatore e principale sostenitore dell’istituzione a Padova di una moderna struttura bibliotecaria in funzione dell’Università.
Il patrimonio librario originario si costituì con i 34 manoscritti ed i 1400 libri a stampa di argomento giuridico appartenuti a Bartolomeo Selvatico, docente di diritto presso lo Studio, donati nel 1631 dal figlio Benedetto, professore di medicina; dello stesso anno fu un altro importante lascito, quello dei manoscritti del filosofo Cesare Cremonini.
Oltre che da doni e lasciti di privati, gli incrementi librari furono assicurati dal deposito obbligatorio di una copia di quanto si stampava nel territorio della Repubblica Veneta e da un contributo imposto ai laureati e ai professori di nuova nomina.
Nel 1632 la biblioteca venne trasferita nel palazzo prefettizio, in piazza Capitaniato,  nella prestigiosa Sala dei Giganti, così chiamata per gli affreschi di grandi dimensioni raffiguranti gli eroi dell’antichità, e nello stesso anno il patrimonio librario si arricchì con l’acquisto dei manoscritti appartenuti al matematico svizzero Bartolomeo Sovero, lettore nell’Università;  nel 1636 la biblioteca del medico Pompeo Caimo, 2500 volumi a stampa di vario argomento, recanti sul frontespizio o sul foglio di guardia una nota di possesso autografa, fu donata dai fratelli alla Repubblica veneta e da questa destinata alla Libreria di Padova; del 1646 è l’importante dono di Giacomo Zabarella, membro di una eminente famiglia padovana e lettore di medicina nello Studio, che offrì alla biblioteca un cospicuo numero di manoscritti, per lo più di  classici latini e italiani; del 1692 l’acquisto della “collezione Santuliana”,  una raccolta privata di libri sul duello e le questioni cavalleresche, acquisto all’epoca giudicato  discutibile in quanto rispondente alla moda ma poco decoroso, del 1725 il dono del giurista Giovambattista Rainis, del 1727 quello del botanico Felice Viali.  Ad arricchire ulteriormente il patrimonio librario si aggiunse nel 1766 la biblioteca della “Natio Polona”, l’associazione che raggruppava gli scolari polacchi dello Studio patavino.
Nel 1773 fu nominato bibliotecario interinale Simone Stratico, professore di matematica e nautica e uomo di vasta cultura, sensibile alle idee illuministe, che tenne l’incarico per circa un decennio. Analizzati i principali problemi della biblioteca nella sua  Relazione della publica Libreria di Padova, lo Stratico li affrontò in modo organico, cercando di modernizzare e razionalizzare il funzionamento della Biblioteca, per la quale quindi si aprì un periodo fecondo di innovazioni:  furono ampliati i locali destinati alla lettura e si acquisirono raccolte assai importanti,  primi tra tutti i 5000 volumi della biblioteca di Giambattista Morgagni, grande anatomico morto nel 1771, acquistata nel 1773 per 1500 ducati e costituita per circa due terzi da opere di medicina, chirurgia, fisiologia e per il resto da libri di “varia erudizione”  (filosofia, matematica, geografia, botanica, storia, retorica, letteratura sia greca che latina, giurisprudenza e zoologia) spesso in edizioni di pregio. Fu compilato inoltre, tra il 1773 e il 1776, a cura del bibliotecario Angelo Antonio Fabbro, il nuovo Indice, cioè il grande catalogo alfabetico generale per autore, in quattordici volumi, che rimase in uso fino al completamento, nell’Ottocento, del  catalogo a schede, sostituendosi ai precedenti indici, il primo, quello alfabetico di Ottavio Ferrari, compilato nel Seicento, e quello per materia di Guglielmo Camposampiero, ultimato nel 1730.
Per effetto di questa nuova e più efficiente gestione, tra il 1773 e il  1776 la consistenza  della biblioteca passò da 13000 a 40000 titoli.
Confluirono  ancora negli ultimi decenni del Settecento gli oltre 1000 volumi del naturalista Antonio  Vallisneri, donati per testamento dal figlio, e i libri a stampa del monastero padovano dei Canonici Lateranensi di S. Giovanni da Verdara, soppresso nel 1783, i cui manoscritti furono tuttavia destinati alla Biblioteca Marciana di Venezia.
Significativi sono di questo periodo gli acquisti, tramite abbonamento, di periodici e atti accademici italiani e stranieri che permisero all’ Universitaria di dare vita al più ricco fondo di periodici dell’“ancien régime” (sec. XVII-XVIII) in ambito veneto ed uno dei più importanti a livello italiano, considerata la sua consistenza di 263 titoli.
Questa felice stagione si interruppe bruscamente con la caduta della Repubblica Veneta e la biblioteca rimase chiusa dal 1797 al 1805. Alla riapertura e per i primi due decenni dell’Ottocento, l’Istituto acquisì un gran numero di libri accumulati a Padova, nell’ex monastero di Sant’Anna, in seguito alla soppressione delle Corporazioni religiose per opera di Napoleone. 
Furono così incamerati manoscritti, incunaboli e libri a stampa provenienti dalle biblioteche di circa 40 monasteri tra cui quello dei Domenicani, degli Agostiniani e dei Teatini di Padova, dei Benedettini di S. Giorgio Maggiore di Venezia, dei Carmelitani scalzi di S. Giorgio in Alga, oltre al patrimonio di prestigiose biblioteche come quelle di S. Giustina e di S. Francesco Grande di Padova, senza tralasciare biblioteche claustrali  minori (Camaldolesi di Rua,  Conventuali di Este, Conegliano, Vicenza ecc...).
Con la seconda ondata di soppressioni, nel 1867, dopo l’unificazione nazionale, si ebbe un nuovo consistente incremento, con un aumento complessivo di circa 13.000 opere, tra cui molte di notevole pregio scientifico e letterario.
Nell’Ottocento entrarono in biblioteca i fondi della Nazione germanica relativi ai suoi due rami, degli artisti e dei giuristi, che rappresentano una raccolta ricca e curata, presumibilmente sorta con i doni degli studenti o a spese dell’erario.
 Nel 1867 pervenne il dono di Antonio Valsecchi, professore di diritto presso l’Università di Padova, costituito da 57 manoscritti e da un certo numero di opere a stampa non solo di argomento giuridico ma anche filosofico, teologico, letterario e di storia locale; del 1872 fu invece il legato di Tommaso Antonio Catullo, consistente in circa 1100 volumi di scienze mediche e naturali.
Fra lasciti, donazioni e fondi pervenuti tra il XIX e il XX secolo sono infine da segnalare:

  • sulla storia veneta: il dono Musatti (900 opere);
  • su materie giuridiche ed economiche: il dono Morelli (3200 volumi e opuscoli di economia e diritto, in particolare diritto costituzionale), il dono Sacerdoti entrato nel 1921 (2000 opere quasi tutte di diritto civile e commerciale), il fondo Gatti-Gentile (250 pubblicazioni e 200 periodici di diritto), il dono Di Muro entrato nel 1931 (400 volumi e opuscoli di economia agraria);
  • su scienze naturali, mediche  e storia della medicina: il dono Orto Botanico (1100 volumi di argomento scientifico, matematico e letterario), il dono Minich (2300 volumi prevalentemente a carattere scientifico), il fondo Albertotti (1000 volumi e opuscoli di oculistica e storia degli occhiali), il dono Canestrini (2500 opuscoli di scienze naturali), il dono Scorza (1200 volumi di analisi matematica e letteratura), il dono Veronese (500 pubblicazioni di geometria analitica), la raccolta Benvenisti (2100 volumi e 5000 opuscoli soprattutto di medicina), il fondo Clinica medica dell’Università di Padova (600 pubblicazioni, periodici, miscellanee di medicina);
  • su storia, filosofia, letteratura, filologia: la raccolta Morpurgo (1300 opere di letteratura dei popoli semiti nella cui sezione Rari sono conservate 85 edizioni del secolo XVI in caratteri ebraici), il fondo ex Biblioteca del Presidio militare (3557 volumi di arte e storia militare), il dono Zanninovich (1000 volumi e opuscoli, con una sezione di edizioni rare relative alla Resistenza), il dono Cessi (10.000 volumi e opuscoli di storia medievale, moderna ed economica), la Miscellanea filologica Fock (4454 opuscoli di filologia greca e latina, storia antica, mitologia, stampati nel XIX sec. in Germania e opera di docenti tedeschi), il lascito Meneghetti (opere di cinema, saggistica scientifica, letteratura, storia contemporanea), il fondo Ardigò (manoscritti del filosofo positivista Roberto Ardigò e circa 2200 volumi appartenuti allo stesso e al suo discepolo Giovanni Marchesini, acquistati nel 1984);
  • di argomento vario: il fondo Consorzio Universitario (3000 pubblicazioni divise per materia, il fondo Dissertazioni accademiche straniere (6500 dissertazioni soprattutto di università tedesche), il dono Paiola (133 pubblicazioni di varie discipline).

La regolare attività dell’Istituto fu resa possibile con l’assegnazione di personale fisso adeguato alle esigenze di apertura (nel 1819 e nel 1823) e con una dotazione  finanziaria annua per l’acquisto dei libri (nel 1826), mentre già nel 1836, con la trascrizione su schede mobili del grande catalogo  a volumi e la creazione di un catalogo per materia secondo lo schema di classificazione elaborato da J. C. Brunet, la biblioteca assumeva una fisionomia moderna.
A partire dal 1866 le vicende istituzionali dell’Universitaria padovana sono quelle di tutte le altre biblioteche degli Stati preunitari, alle quali il nuovo Stato italiano intese dare un ordinamento comune.
Nel 1912 la Biblioteca lasciò la prestigiosa sede della Sala dei Giganti diventata ormai, dopo quasi tre secoli, del tutto insufficiente, per occupare la sede attuale, un edificio demaniale che fu il primo costruito in Italia con criteri moderni appositamente per uso bibliotecario.
Il progetto fu realizzato dall’ing. Giordano Tomasatti ed è soggetto alla normativa della legge di tutela (L. 1 giugno 1939 n. 1089) perchè considerato “pregevole manufatto d’interesse storico-artistico”, tanto da essere pubblicato nel  Manuale dell’architetto di D. Donghi nel 1930.
L’edificio  ha una pianta semplice e abbastanza funzionale e si compone di due parti : un avancorpo a due piani, comprendente gli uffici e gli ambienti destinati all’uso pubblico ed una torre libraria, a cinque piani, sulla parte posteriore, adibita a magazzino per i deposit librari. Al centro dell’avancorpo  si trova l’atrio con scalone “a tenaglia” di collegamento con il piano superiore.
La facciata è caratterizzata al pianterreno da un motivo di finestroni a bugnato mentre al piano superiore troviamo finestroni, serliana e logge negli avancorpi laterali.
Dal dicembre 1974  l’Universitaria fa parte del Ministero per i beni culturali e ambientali, attualmente Ministero per i beni e le attività culturali, ed è regolamentata dal D.P.R. 5 luglio 1995, n. 417 che ne stabilisce, come per tutte le altre biblioteche statali, i compiti ed i servizi.

Patrimonio

Manoscritti: 2733
Volumi /opuscoli a stampa (totale):  674.128
Incunaboli: 1281
Edizioni del ‘500:  9622
Periodici:  6617, di cui 553 correnti

Fondi

La Biblioteca possiede 2733  Manoscritti risalenti ai secoli XI-XIX , provenienti in prevalenza da doni e lasciti di privati e da biblioteche monastiche soppresse. Tra i manoscritti più antichi sono da segnalare il  Breviarium super psalterium di S. Girolamo, il  Super Cantica Canticorum  del Beda ed il  Liber dialogorum  di san Gregorio;  tra i più recenti i manoscritti autografi del filosofo Roberto Ardigò. Le materie più rappresentate sono storia e teologia, seguite da letteratura, filosofia, giurisprudenza, medicina e matematica. Particolare interesse rivestono i testi di storia veneta, tra cui l’Itinerario per la terraferma veneziana, autografo di Marin Sanudo, che descrive il viaggio attraverso il dominio veneziano fatto nel 1483, da Padova a Bergamo e Brescia e fino in Dalmazia, illustrato da una serie di disegni a penna di fortezze e castelli, di mano dello stesso Sanudo. Da ricordare ancora il De civitate Dei di S. Agostino, appartenuto al vescovo Ildebrandino Conti, che presenta un distico autografo del Petrarca; alcuni  frammenti musicali dei secoli XIV- XV e l’autografo dell’umanista Sicco Polenton Exempla ad filium Modestum. La Biblioteca conserva inoltre in deposito perpetuo un breviario glagolitico croato-padovano del XV secolo.
Per quanto concerne gli Incunaboli, le edizioni del Quattrocento possedute sono1281.
Di particolare interesse per la storia della tipografia padovana la novella Ippolito e Leonora, nell’esemplare già appartenuto al marchese d’ Adda con rilegatura in marocchino rosso firmata  “Binda. Milano” e con la nota manoscritta che permise di assegnare a Lorenzo Canozi da Lendinara la stampa di questa e altre opere precedentemente attribuite ad un fiorentino “Stampatore del Mesue”. L’opera è databile al 1471, anno in cui il Canozi introdusse la stampa a Padova.
L’edizione più antica posseduta è quella delle Epistolae di San Girolamo, databile al 1468 circa. Tra le opere più pregevoli i volumi  di Matteo Bosso, in pergamena e miniati, stampati a Firenze da Francesco Bonaccorsi nel 1491 e a Bologna da Platone dei Benedetti nel 1495.
Tra gli Incunaboli illustrati il De re militari del Valturio (Verona, 1472), il  Liber chronicarum dello Schedel (Norimberga, 1493) e inoltre, in più edizioni veneziane, il Fasciculus temporum del Rolewinck e il Supplementum chronicarum di Giacomo Filippo Foresti (Venezia, 1486).
Relativamente alle Cinquecentine la Biblioteca possiede 9622 edizioni del secolo XVI. Gli argomenti più rappresentati sono letteratura, religione, scienze giuridiche, astronomia e scienze matematiche (uno dei filoni più ricchi anche nei secoli XVII e XVIII) e soprattutto la medicina, il cui fondo più importante è la biblioteca di Giambattista Morgagni. Da segnalare il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio (Basilea , 1543) con le bellissime figure del pittore fiammingo Giovanni Stefano Calcar, allievo del Tiziano (la prima edizione di quest’opera segnò la nascita dello studio dell’anatomia) e la  Musculorum humani corporis picturata dissectio di Giovanni Battista Canani, stampata a Ferrara nel 1541 (o nel 1543), edizione rarissima perchè avrebbe dovuto essere in sei volumi, ma dopo il primo, uscita nel frattempo l’opera del Vesalio, il Canani ritenne superfluo continuarne la pubblicazione e distrusse anche le copie del primo libro già edito.
Per l’astronomia si distinguono l’ Astronomicon Caesareum di Pietro Appiano (1540) con tabelle e diagrammi con parti mobili, interamente colorati a mano e la Sphera del Sacrobosco tradotta in volgare dal fiorentino Mauro Mattei (Venezia, 1537).
Per i secoli XVII e XVIII  gli esemplari posseduti superano le 100.000 unità.
Importante, per il Seicento, il primo "in folio" di Shakespeare, contenente l’opera omnia del drammaturgo inglese, stampata a Londra nel 1623, di cui si conoscono solo altri due o tre esemplari fuori d’Inghilterra.
Si segnalano ancora "L’Arcano del mare" di Robert Dudley (Firenze, 1661), grandioso trattato di oceanografia e ingegneria navale con le bellissime incisioni di un allievo di Stefano Della Bella; gli undici volumi che costituiscono l’Atlas major sive Cosmographia Blaviana stampato ad Amsterdam nel 1661-1662, corredato dal sontuoso Atlante celeste di Andrea Cellario con tavole doppie a colori; le due parti della  Machina coelestis di J. Hevelius, opera rara se completa della seconda parte (come l’esemplare posseduto dalla Biblioteca universitaria) poichè quest’ultima fu distrutta insieme a manoscritti e strumenti astronomici da un incendio nel 1679 quando era stata appena pubblicata; l'Introduzione all’arte nautica di Girolamo Alberti (Venezia, 1715), trattato di nautica con elementi di cosmografia, carte marine e strumenti astronomici con bellissime antiporte incise da Giuseppe Baroni su disegno di Luca Carlevarijs; la Gerusalemme liberata del Tasso illustrata dal Piazzetta (Venezia, 1747) e infine la rara opera del gesuita Leonardo Ximenes, Del vecchio e del nuovo gnomone fiorentino, stampata a Firenze nel 1757.
Del secolo XIX la Biblioteca possiede alcuni dei capolavori usciti dalla tipografia del Bodoni oltre a numerosi esemplari di opere in caratteri armeni (con  edizioni anche del secolo precedente) stampate dalla tipografia dei padri mechitaristi di S. Lazzaro degli Armeni a Venezia.
Importanti sono inoltre sia la Raccolta Morpurgo con testi riguardanti la storia dei popoli semiti, che il nucleo dell’Ex  Presidio Militare comprendente opere anche dei primi anni del Novecento, alcune delle quali molto rare.
Si segnalano infine, le raccolte, pervenute a seguito della soppressione delle corporazioni religiose, di alcune grandi biblioteche ecclesiastiche che contribuirono ad accrescere ulteriormente il patrimonio della Universitaria anche con esemplari rari e preziosi.
Per quanto riguarda gli altri fondi antichi a stampa è utile ricordare che alla Biblioteca Universitaria, fin dal suo nascere, fu devoluto per legge un esemplare di ogni pubblicazione stampata dalle tipografie della Repubblica di Venezia. La Biblioteca rimase poi depositaria degli esemplari dovuti per la legge sul diritto di stampa anche sotto lo Stato italiano anche se limitatamente a quanto stampato nel Veneto. Successivamente, dal 1912, l’obbligo di consegnare un esemplare alla Biblioteca fu limitato a quanto stampato nella provincia  di Padova, dove come è noto, operano, fra le altre, importanti case editrici specializzate in particolari settori.
La parte moderna delle collezioni è ricca soprattutto per quanto riguarda le scienze filologiche e filosofiche, le letterature antiche e moderne, la storia e la giurisprudenza, anche se non mancano opere concernenti le scienze matematiche, fisiche, naturali, mediche e la tecnologia.
Notevole inoltre la raccolta dei periodici consistente in 6617 testate di cui 553 correnti.
Da segnalare i periodici dell'ancien régime (secoli XVII-XVIII ), 128 italiani, 135 stranieri, dei quali è stato pubblicato il catalogo in occasione della mostra  del 1989. Tra i titoli principali: "Le journal des scavans" fondato a Parigi nel 1665, primo periodico letterario e scientifico apparso in Europa; l’ Histoire de l’Academie royal des sciences, la cui pubblicazione inizia a Parigi nel 1666; i "De Bononiensi scientiarum et artium Instituto atque Academia commentarii",  stampati a Bologna tra il 1731 e il 1791 e infine il "Giornale de’ letterati d’Italia" uscito a Venezia, con molte interruzioni, dal 1710 al 1740.
Nel patrimonio dell’Universitaria rientrano inoltre i periodici dell’epoca risorgimentale, relativi soprattutto al Lombardo Veneto. Precedenti al 1848 sono presenti l’Apatista di Venezia, giornale di teatri e di varietà; l’Artiere sempre di Venezia, di carattere tecnico-scientifico; il settimanale padovano "Caffè Pedrocchi"; il "Giornale euganeo di scienze, lettere, arti e varietà. Dal 1848-49 l’Amico del popolo", l’Avvisatore, l'Indipendente, la  Voce del popolo, il Birichino, l'Operaio.
Si possiedono inoltre collezioni complete di importanti riviste: Civiltà cattolica, Antologia che in seguito prenderà il nome di  Nuova antologia, Biblioteca italiana, Gazzetta di Venezia, senza tralasciare la numerosa raccolta delle Pubblicazioni Ufficiali: circa 1300 titoli complessivamente, tra i quali, complete, le raccolte delle leggi del Regno di Sardegna e Regno d'Italia, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, gli Atti parlamentari relativi alle discussioni di Camera e Senato, lavori delle Commissioni, ecc.
Da segnalare tra le altre raccolte le Carte geografiche, tra cui alcune eseguite a penna ed a pennello con tinte diverse a indicare i diversi elementi geografici: sono mappe catastali e carte che descrivono celebri fortezze e importanti bacini idrografici.
Fra le carte a stampa, vecchie carte marittime e topografiche, planisferi celesti e vari disegni di costruzioni idrauliche e civili. Di particolare valore la famosa serie delle Piante di città dell’illustre cartografo e cosmografo della Serenissima P. Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718).
Notevole anche la raccolta di Stampe che testimonia soprattutto l’attività degli incisori veneti su rame (1700-1800) e, successivamente, l’opera dei principali stabilimenti litografici regionali. Per il Settecento emergono i nomi del Sandi e dello Zucchi e oltre mille ritratti di papi, imperatori, uomini di chiesa e di Stato, donne illustri.
Il materiale ottocentesco documenta la produzione di importanti litografie venete (Deyè, Litografia veneta, Litografia Kier, Stabilimento Prosperini) con vedute di città venete tra  cui quelle di Padova di Pietro Chevalier.
Troviamo infine in biblioteca una sezione di incisioni e disegni di argomento navale.

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